Kate

Questa è la storia di una leonessa, una guerriera dal dolce sorriso, un vero esempio di vita.
Caterina nacque il 30 luglio 1986 a Venezia e, fin dal primo istante, la sua vita mostrò quanto sarebbe stata speciale: i medici scoprirono infatti che era affetta da spina bifida.
La spina bifida è una malformazione della colonna vertebrale che si sviluppa nelle prime settimane di gravidanza, quando il tubo neurale non si chiude completamente. Esistono diverse forme di gravità e Caterina aveva una forma severa, che l’avrebbe portata ad affrontare la vita su una sedia a rotelle.

Subito dopo la nascita i medici dovettero trasferirla da Venezia all’ospedale di Vicenza, dove operava uno staff specializzato nella cura di bambini affetti da questa patologia. Fin dal primo giorno Caterina iniziò a lottare: era piccola, esile, ma già mostrava il suo carattere forte. Dovette affrontare diversi interventi e trascorse mesi in ospedale, che per un po’ diventò la sua prima casa.

Quando finalmente tornò a casa, nella sua amata isola di Murano, tutti l’aspettavano. Fin da subito fu circondata dall’amore della sua famiglia e anche da quella famiglia “allargata” fatta di amici. La sua infanzia fu un continuo susseguirsi di viaggi tra casa e ospedale per controlli, visite e operazioni, ma lei cresceva, cresceva bene: mangiava, dormiva e sorrideva come tutti i bambini. Era una bambina buona e serena, e la forza che dimostrava ogni giorno era anche il riflesso dell’amore di due genitori straordinari, che fin dal primo momento le hanno insegnato la cosa più importante, non sentirsi diversa ma semplicemente sé stessa. Non l’hanno mai cresciuta nella paura o nella pietà, bensì nella normalità, incoraggiandola a provare, a tentare, a vivere ogni esperienza come tutti gli altri bambini. In casa non esistevano limiti imposti dalla paura, la spronavano sempre a fare, a partecipare, a mettersi alla prova, perché ai loro occhi Caterina non era definita dalla sua malattia. Per noi Caterina era semplicemente Caterina, con il suo carattere, i suoi sogni e la sua straordinaria voglia di vivere. È anche grazie a questo grande amore, forte e coraggioso se è cresciuta imparando ad affrontare la vita con determinazione, senza sentirsi mai meno degli altri.

Quando iniziò la scuola dell’infanzia era felicissima. Il suo sorriso contagiava tutti, al punto che spesso ci si dimenticava perfino della carrozzina: Caterina faceva tutto, senza lasciarsi fermare da nulla.

Una volta, all’asilo, un bambino mise dei rami tra i raggi della sua carrozzina con l’intenzione di farla cadere. Fu un gesto cattivo, che avrebbe potuto ferirla non solo nel corpo ma anche nell’animo.
Ma Caterina non era fatta per subire in silenzio.
Si arrabbiò, perché già da piccola aveva un grande senso di giustizia. Quando riuscì a liberarsi, aspettò il momento giusto e, con tutta la forza che aveva, andò contro le gambe di quel bambino con la carrozzina. Non per cattiveria, ma per difendersi, per farsi rispettare.
Perché le sue gambe erano la carrozzina.
E lei aveva imparato molto presto che nessuno aveva il diritto di farla sentire diversa o più debole.
Quella determinazione, quella fierezza, non l’hanno mai abbandonata. È cresciuta con lei, trasformandosi nella forza con cui ha affrontato ogni ostacolo della vita, sempre a testa alta.
Piccola, ma fortissima. Una leonessa fin da bambina.

In quel periodo, un centro ortopedico in Emilia-Romagna realizzò per lei un tutore che le permetteva di stare in piedi e poter camminare con l’aiuto di tripodi o di un piccolo carrellino. Da quel momento fu impossibile fermarla: in casa tutti avevano paura che potesse cadere e farsi male, ma lei, con la sua testardaggine, sfrecciava ovunque senza timore. Una delle sue qualità più grandi era proprio questa, non aveva paura. Correva dappertutto, bellissima con i suoi codini e gli occhi vivaci e birbanti. Era bellissimo poterla vedere stare in piedi e camminare.

A cinque anni dovette affrontare un intervento alla schiena per raddrizzarla, perché si stava curvando troppo. La famiglia fu costretta ad andare in Germania, a Heidelberg, dove rimase per diversi mesi. Quando tornò, portava un gesso su tutto il busto; un giorno fece sparire alcune monetine dicendo che il gesso era diventato il suo salvadanaio e che doveva nasconderle lì. Con quella sua faccia buffa era impossibile arrabbiarsi. La mamma, spaventata, dovette scuoterla con delicatezza finché le monetine non uscirono: mancava solo di metterla a testa in giù.

Le vacanze estive le trascorrevamo in montagna insieme a un grande gruppo di amici di Murano. Quando ci ritrovavamo, Caterina era sempre l’anima della compagnia: teneva tutti in movimento, dava ordini, metteva in riga e non poteva mancare il momento in cui doveva raccontare le sue barzellette per fare ridere tutti.

Proprio quando eravamo lì voleva andare a cavallo ma non voleva un pony, lei desiderava andare su un cavallo grande. Era piccolissima, avrà avuto forse tre anni, e faceva sorridere perché si girava continuamente per controllare se tutto quel grande cavallo la stesse seguendo davvero.

Per capire quanto fosse coraggiosa bastava guardarla durante i prelievi del sangue: mentre molti bambini avevano paura, lei rimaneva tranquilla e serena. Le infermiere le dicevano: «Caterina, non guardare, gira la testa», ma lei restava lì a osservare e rispondeva: «Io non ho paura».

Verso i sei anni iniziò un corso di nuoto. L’istruttore voleva metterla nella piscina piccola, ma lei, con la sua solita determinazione, insistette: «Mettimi in quella grande, perché io so già nuotare!!!». Alla fine, l’istruttore cedette e lei felice e sicura di sé dimostrò ancora una volta quella straordinaria positività che riusciva a trasmettere a tutti. Era come un pesce , aveva trovato il suo habitat e imparò a nuotare quasi subito.

Caterina ha sempre affrontato le difficoltà che la vita le poneva davanti con il sorriso, con una naturalezza sorprendente, come se ogni ostacolo fosse soltanto un altro passo da superare.

Gli anni passavano, accompagnati dal solito susseguirsi di visite, controlli, interventi e tutori, ma la sua tenacia rimaneva sempre la stessa, ammirevole. Caterina era caparbia in tutto ciò che faceva e affrontava ogni sfida con una spontaneità disarmante.

Voleva provare a sciare, e fece anche quello. Sembrava capace fin dalla prima volta: era emozionante vederla fare ciò che molti non avrebbero neppure immaginato possibile. In quei momenti veniva naturale pensare che, se poteva farlo lei con quella determinazione, allora tutto era davvero possibile. E quando divenne maggiorenne volle prendere anche la patente dell’auto, riuscendoci senza arrendersi mai. Non la fermava nessuno.

Ma c’era un sogno che custodiva più di ogni altro: quello di diventare mamma. E quel sogno si realizzò. Diventare mamma fu una delle gioie più grandi della sua vita. Era bellissima con il suo pancione, raggiante nell’attesa, e poi nacque la sua amatissima Syria, un piccolo scricciolo dai capelli neri. Caterina sembrava ancora più luminosa, come se in quel piccolo grande miracolo avesse trovato una nuova forza. La guardava con occhi pieni d’amore, la proteggeva, la incoraggiava e le trasmetteva ogni giorno il suo insegnamento più importante, affrontare la vita senza paura. Tra loro c’era un legame speciale, fatto di gesti semplici, risate, confidenze e una complicità profonda che cresceva con il passare degli anni. Non era solo una mamma presente e attenta, era anche un’amica, una guida, un esempio silenzioso di coraggio. E chi le osservava insieme capiva subito quanto quell’amore fosse immenso e quanto Syria, crescendo, portasse dentro di sé la stessa determinazione, la stessa dolcezza e la stessa luce della sua mamma.

Aveva mille passioni. Disegnava molto bene, amava profondamente gli animali — a casa era sempre circondata dai suoi gatti e dal cane — ed era anche una fotografa straordinaria. La fotografia per lei non era solo un hobby, era il suo modo di fermare i momenti belli, di cogliere emozioni che spesso agli altri sfuggivano. Aveva un occhio speciale per i dettagli, per la luce, per gli sguardi spontanei, e riusciva a trasformare scene semplici in immagini piene di vita. I suoi scatti emozionavano chi li guardava, tanto che molte persone la cercavano proprio per farsi fotografare, sapendo che solo lei sapeva raccontare le loro storie attraverso un’immagine.

E poi arrivò Alex, l’amore con la A maiuscola. Un amore profondo, speciale, di quelli che si riconoscono subito e che crescono ogni giorno attraverso i piccoli gesti, la presenza costante e la capacità di sostenersi a vicenda in ogni momento della vita. Caterina e Alex erano inseparabili, uniti da una sintonia rara, da una complicità fatta di sguardi, sorrisi e silenzi che parlavano da soli. Alex era il suo punto di riferimento, la sua forza nei momenti difficili, ma anche il compagno con cui ridere, scherzare e costruire sogni. Accanto a lui Caterina si sentiva amata profondamente, e lui, accanto a lei, aveva trovato una donna straordinaria che gli insegnava ogni giorno il significato del coraggio e della determinazione.
Insieme avevano costruito qualcosa di bellissimo: una famiglia piena di amore. Loro tre, uniti e complici, formavano un piccolo mondo fatto di affetto, sostegno e presenza reciproca, una di quelle famiglie in cui basta guardarsi per capire che il legame che le tiene insieme è forte, autentico e indissolubile.

Alla fine del 2024 arrivò la notizia di un’altra battaglia da affrontare, l’ennesima. Una sfida dura, di quelle che ti costringono ancora una volta a tirare fuori le unghie, questa volta ancora più affilate. E dentro nasceva spontanea una domanda: perché ancora lei? Perché di nuovo? Non aveva già sofferto abbastanza? Non aveva già affrontato fin troppe prove nella sua vita?

Eppure, anche davanti a questa nuova tempesta, Caterina fece ciò che aveva sempre fatto: lottare. La affrontò con la sua grinta, con la sua forza e con quel sorriso che non l’ha mai abbandonata. Soffriva, ma il sorriso restava sempre lì, come un piccolo raggio di luce che continuava a brillare anche nei momenti più difficili. Era il suo dono, quello che chiunque l’abbia conosciuta porterà per sempre nel cuore.

Ha combattuto per mesi con una tenacia incredibile, senza arrendersi mai. Purtroppo, questa volta il male è stato più forte. Un male ingiusto, crudele, che non sembrava avere il diritto di portarla via dopo una vita intera trascorsa a combattere e a dimostrare quanto fosse forte.

In ospedale, ogni volta che vedeva la sua famiglia, trovava comunque la forza di sorridere. Lo ha fatto fino all’ultimo giorno, perché nessuno avrebbe mai potuto toglierle ciò che era sempre stato il suo segno distintivo: quel dolce sorriso capace di rassicurare gli altri anche quando era lei ad avere più bisogno di conforto.

Caterina se n’è andata dopo aver insegnato a tutti cosa significa davvero vivere. Non ha lasciato solo un vuoto immenso, ha lasciato un’eredità fatta di coraggio, di amore, di determinazione. Ha dimostrato che la forza non è non cadere mai, ma rialzarsi ogni volta, anche quando sembra impossibile.

Chi l’ha conosciuta non potrà mai dimenticare il suo sorriso, la sua risata, la sua testardaggine, la sua capacità di trasformare ogni ostacolo in una nuova sfida da vincere. Continuerà a vivere negli occhi e nel carattere di Syria, nell’amore di Alex, nell’abbraccio dei suoi genitori e di sua sorella, nell’affetto di Massimo e Giacomo, nei ricordi degli amici, nelle fotografie che ha scattato e nei momenti che ha saputo rendere speciali.

Una leonessa lo è per sempre.
E lei lo sarà per tutta l’eternità.

A te, Caterina, che ci hai insegnato cosa significa essere forti senza perdere la dolcezza, lottare senza smettere di sorridere e amare la vita in ogni suo giorno. Continuerai a vivere nei nostri ricordi, nei nostri gesti, nelle nostre parole e in tutto l’amore che ci hai lasciato. La tua luce non si spegnerà mai.

Scarpa Annalisa